Assegno di mantenimento

Particolarmente importante, e frutto di maggiori contrasti tra coniugi, è l'argomento relativo alla misura dell'assegno di mantenimento dovuto al coniuge sprovvisto di mezzi adeguati.

L'articolo 5 della legge sul divorzio dispone, infatti, che l'assegno è dovuto al coniuge che non ha mezzi adeguati. La misura dell'assegno è dovuta a diversi fattori, di cui ricordiamo:

1. Condizioni dei coniugi; comprese età salute sistema di vita etc.
2. Ragioni della decisione; si guardano i comportamenti che hanno cagionato la fine della comunione materiale e spirituale; da questo punto di vista il coniuge responsabile potrà vedersi diminuito assegno, mentre l'altro potrà ancorare l'assegno al tenore di vita goduto durante matrimonio
3. Contributo economico dato da ognuno dei coniugi alla conduzione della famiglia e la formazione patrimonio di ciascuno e di quello comune
4. Reddito di entrambi i coniugi

Tutti questi criteri devono essere anche valutati in rapporto alla durata del matrimonio

Viene chiedersi se l'inadeguatezza dei mezzi, presupposto essenziale per ottenere l'assegno di mantenimento, dev'essere valutata in assoluto oppure relativamente al tenore di vita tenuto dal coniuge durante matrimonio.
La Corte cassazione, spesso oscillante sul punto, ha ritenuto che l'inadeguatezza dei mezzi deve risultare rispetto al tenore di vita goduto durante il matrimonio prescindendo, quindi, dallo stato di bisogno in cui potrebbe versare l'avente diritto. La Corte, però, ha poi cambiato orientamento  e con la sentenza  del 10 maggio 2017 ha affermato che:  il giudice del divorzio, in relazione alla statuizione sull’assegno di mantenimento, dovrà informarsi al “principio di autoresponsabilità” economica di ciascuno degli ex coniugi, riferendosi soltanto alla loro indipendenza o autosufficienza economica. L’esclusivo parametro per il giudizio d’inadeguatezza dei redditi o dell’impossibilità oggettiva di procurarseli è quello dell’indipendenza economica del richiedente. L’autosufficienza può essere desunta dal possesso di redditi di qualsiasi specie, di cespiti patrimoniali mobiliari e immobiliari, della disponibilità di una casa di abitazione e della capacità e possibilità effettive di lavoro personale.
La Cassazione a sezioni unite però ha espresso un nuovo orientamento che modifica il precedente:
Sez. Unite, 11 luglio 2018, n. 18287.
Ai sensi dell’art. 5, comma 6 della legge n. 898 del 1970, dopo le modifiche introdotte con la Legge n. 74 del 1987, il riconoscimento dell’assegno di divorzio, cui deve attribuirsi una funzione assistenziale ed in pari misura compensativa e perequativa, richiede l’accertamento dell’inadeguatezza dei mezzi o comunque dell’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, attraverso l’applicazione dei criteri di cui alla prima parte della norma i quali costituiscono il parametro di cui si deve tener conto per la relativa attribuzione e determinazione e, in particolare, alla luce della valutazione comparativa delle condizioni economiche-patrimoniali delle parti, in considerazione del contributo fornito dal richiedente alla conduzione della vita familiare e alla formazione del patrimonio comune e personale di ciascuno degli ex coniugi, in relazione alla durata del matrimonio e all’età dell’avente diritto.
Fonte De Agostini Giuridica, 2018 .



L'obbligo di corresponsione dell'assegno cessa se il coniuge beneficiario passa a nuove nozze.

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