Concordato nella liquidazione giudiziale

In primo luogo vediamo chi può proporre il concordato (art. 240).

a) creditori e terzi: possono proporre un concordato ovviamente dopo la dichiarazione di apertura di liquidazione giudiziale  e anche  prima  del  decreto  che rende esecutivo lo  stato  passivo,  purché  sia  stata  tenuta  dal debitore la contabilità e i dati  risultanti  da  essa  e  le  altre notizie disponibili consentano al curatore di predisporre un elenco provvisorio dei creditori da sottoporre all'approvazione del  giudice delegato

b) debitore, società cui partecipi il debitore o da società sottoposte a comune controllo: questi soggetti possono presentare proposta di concordato, ma solo quando non sia passato di un anno  dalla  sentenza  che  ha dichiarato l'apertura della procedura di  liquidazione  giudiziale  e purché non siano decorsi due anni dal decreto che rende esecutivo lo stato passivo. La  proposta  del  debitore, inoltre, è  ammissibile  solo  se prevede l'apporto di risorse che incrementino il  valore  dell'attivo di almeno il dieci per cento.

Come si vede cambiano i termini a seconda dei soggetti che la presentano, ma il contenuto è libero, salvo che per il debitore che è vincolato a una proposta che preveda l’apporto l'apporto di risorse che incrementino il  valore  dell'attivo di almeno il dieci per cento.

Vediamo allora il contenuto eventuale della proposta di concordato.

La proposta  può prevedere:

a) la suddivisione dei creditori  in  classi,  secondo  posizione giuridica ed interessi economici omogenei;

b) trattamenti differenziati fra creditori appartenenti a  classi diverse, indicando  le  ragioni  dei  trattamenti  differenziati  dei medesimi;

c) la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei  crediti attraverso qualsiasi forma, anche mediante cessione dei beni, accollo o altre operazioni  straordinarie,  ivi  compresa  l'attribuzione  ai

creditori, e a società da questi partecipate, di azioni, quote ovvero obbligazioni, anche convertibili in azioni o  altri  strumenti finanziari e titoli di debito.

d) la proposta può ancora prevedere che  i  creditori  muniti   di privilegio, pegno o ipoteca, non vengano  soddisfatti  integralmente, purché il piano ne preveda la soddisfazione in misura non  inferiore a quella realizzabile, in ragione della  collocazione  preferenziale, sul ricavato in caso di liquidazione, avuto  riguardo  al  valore  di mercato attribuibile ai beni o diritti sui quali sussiste la causa di prelazione,  al  netto  del  presumibile  ammontare  delle  spese  di procedura inerenti al bene o diritto e della quota parte delle  spese generali, indicato  nella  relazione  giurata  di  un  professionista indipendente, iscritto nell'albo dei revisori legali, in possesso dei requisiti di cui all'articolo  358  e  designato  dal  tribunale.  Il trattamento stabilito per ciascuna classe non può avere l'effetto di alterare l'ordine delle cause legittime di prelazione.

e) solo se presentata da uno o più creditori o da un terzo, la proposta può prevedere la cessione, oltre che dei beni  compresi  nell'attivo della liquidazione giudiziale, anche delle azioni di pertinenza della massa,  purché  autorizzate  dal  giudice  delegato,  con  specifica indicazione  dell'oggetto  e  del  fondamento   della   pretesa.  

La proposta deve essere presentata secondo le regole dell’art. 241. In sintesi deve essere prima preventivamente approvata dal giudice delegato e poi essere comunicata ai creditori; successivamente ci sarà il voto telematico dei creditori.

Vediamo quindi le maggioranze per l’approvazione e bisogna distinguere se sono state previste o meno delle classi.

a) non è stata prevista nella proposta la suddivisione dei creditori in classi: il concordato è approvato dai creditori che rappresentano  la maggioranza dei crediti ammessi al voto.

b) sono state  previste  diverse classi di creditori: il concordato è approvato se la maggioranza che abbiamo visto nel punto a) si verifica inoltre nel maggior numero di classi.

In caso di suddivisione in classi per l’approvazione del concordato sarà necessaria una doppia maggioranza, quella della maggioranza dei crediti ammessi al voto, e quella della maggioranza delle classi.

Se vi sono state più proposte concorrenti è il comitato dei creditori a scegliere la proposta da sottoporre al voto in quanto la ritenga più conveniente, ma il giudice delegato, su proposta del curatore può decidere che possano sottoposte al voto una o più proposte che si ritenga siano anch’esse parimenti convenienti.

Vi sono quindi più proposte concorrenti.

Sarà approvata quella che, secondo le regole appena viste, ottiene il maggior numero di consensi.

Se poi c’è parità, sarà approvata quella presentata per prima.

Se la proposta è approvata dovrà poi essere omologata dal tribunale con decreto motivato. Può darsi che non vi siano opposizioni all’omologazione e allora il concordato sarà omologato, ma può anche darsi che queste opposizioni vi siano. In questo caso il tribunale deciderà sulle opposizioni e se le respinge omologherà il concordato con decreto motivato.

Questo decreto è reclamabile innanzi la corte d’appello.

Omologato il concordato sarà necessario eseguirlo (art. 249).

Il  giudice  delegato,  il curatore e il comitato dei creditori  ne  sorvegliano  l'adempimento, secondo le modalità stabilite nel decreto di omologazione e  le somme spettanti ai  creditori  contestati,  condizionali  o irreperibili,  sono  depositate  nei  modi  stabiliti   dal   giudice delegato.

Quando il concordato è stato completamente eseguito  il  giudice delegato ordina lo svincolo delle cauzioni e la  cancellazione  delle ipoteche iscritte a garanzia e  adotta  ogni  misura  idonea  per  il

conseguimento delle finalità del concordato. Il provvedimento  è pubblicato   ed   affisso   ai   sensi

dell'articolo 45 e le spese sono a carico del debitore.

 

 


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