Liquidazione controllata del sovraindebitato

Le fasi essenziali della procedura di liquidazione controllata.

1) richiesta di apertura della liquidazione controllata;

2) sentenza del tribunale che dichiara aperta la procedura;

3) inventario dei beni, formazione degli elenchi dei creditori e del programma di liquidazione da parte del liquidatore;

4) formazione dello stato passivo da parte del liquidatore (l’intervento del giudice delegato è solo eventuale);

5) esecuzione del programma di liquidazione con la vendita dei beni del debitore;

6) approvazione del rendiconto da parte del giudice, e distribuzione della somma tra i creditori;

7) chiusura della procedura con decreto.

 

Questa liquidazione controllata si presenta come una sorta di mini liquidazione giudiziale di cui spesso si richiamano le regole e che vede come organi il tribunale, il giudice delegato e il liquidatore che è una sorta di curatore minore.

Ma entriamo nel merito della procedura, chiedendoci come si accede alla procedura, e vediamo subito che competente per materia è il tribunale ordinario nel  cui  circondario  il debitore ha il centro degli interessi principali (art. 27 comma 2).

A questo tribunale vanno dunque indirizzate le domande per aprire la procedura di liquidazione controllata, ma chi sono legittimati ad agire? Secondo l’art. 268 sono legittimati ad agire:

a) il debitore; b) il creditore, anche in presenza di procedure esecutive individuali; c) e il pubblico ministero ma solo quando l’insolvenza riguardi un imprenditore.

Non tutti i beni del debitore possono essere sottoposti a liquidazione controllata. Ne sono infatti esclusi i beni che potremmo definire essenziali per il debitore. Vediamo.

Non sono compresi nella liquidazione:

a) i crediti impignorabili ai sensi dell'articolo 545 del  codice di procedura civile;

b) i crediti aventi carattere alimentare e di  mantenimento,  gli stipendi, le pensioni, i salari e ciò che il debitore  guadagna  con la sua attività nei limiti, indicati dal giudice, di quanto  occorre al mantenimento suo e della sua famiglia;

c) i frutti derivanti dall'usufrutto legale sui beni dei figli, i beni costituiti in fondo patrimoniale  e  i  frutti  di  essi,  salvo quanto disposto dall'articolo 170 del codice civile;

d) le cose che non possono essere pignorate per  disposizione  di legge.

 

 


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