Regolazione della crisi o insolvenza del gruppo

Gli articoli da 284 a 286 si occupano della regolazione della crisi o insolvenza del gruppo, in riferimento al concordato e agli accordi di ristrutturazione dei debiti.

Ci interessa stabilire che disciplina applicare nel caso in cui si voglia applicare il concordato preventivo e gli accordi di ristrutturazione dei debiti ai sensi degli articoli 57(gli accordi di ristrutturazione dei debiti), 60 (accordi di ristrutturazione agevolati) e 61 (accordi di ristrutturazione ad efficacia estesa) cose di cui ci siamo ampiamente occupati nella sezione II del capo I del titolo IV.

Diciamo subito che, fortunatamente per noi, il codice non detta una disciplina speciale per questi casi, ma una disciplina integrativa e parzialmente derogatoria rispetto alla disciplina generale già vista. Vediamo, quindi, in primo luogo quando il gruppo può accedere alla disciplina degli accordi della regolazione della crisi o dell’insolvenza.

1) richiesta di concordato preventivo (art. 40) da parte di tutto o parte di un gruppo:  più imprese in stato di crisi o di insolvenza appartenenti al medesimo  gruppo  e  aventi  ciascuna  il  centro   degli   interessi principali nello Stato italiano possono proporre con un unico ricorso la domanda di accesso al concordato preventivo di cui all'articolo 40 con un piano unitario o con piani  reciprocamente  collegati  e interferenti, ma resta  ferma  l'autonomia  delle  masse  attive  e passive delle singole imprese.

2) richiesta di omologazione degli accordi di ristrutturazione dei debiti ex artt. 57 ( gli accordi di ristrutturazione dei debiti), 60 (accordi di ristrutturazione agevolati) e 61 ( accordi di ristrutturazione ad efficacia estesa): anche in questo caso più imprese appartenenti a un medesimo gruppo e aventi tutti il centro principale dei propri interessi nello Stato italiano possono con un unico ricorso accedere alle procedure di omologazione appena citate, ma resta  ferma  l'autonomia  delle  masse  attive  e passive delle singole imprese.

A questo punto ci si potrebbe chiedere come mai scegliere la strada comune al posto di quella individuale per ogni impresa. Perché è più conveniente per i creditori.

Per il  terzo comma dell’art. 284, infatti, la domanda di accesso o la richiesta di omologazione degli accordi di ristrutturazione  deve  contenere l'illustrazione delle ragioni di maggiore  convenienza,  in  funzione del migliore soddisfacimento dei  creditori  delle  singole  imprese, della  scelta  di  presentare  un   piano   unitario   ovvero   piani reciprocamente collegati e interferenti invece di un  piano  autonomo per  ciascuna  impresa. 

Venendo di nuovo al contenuto della domanda, questa deve fornire   informazioni analitiche sulla struttura del gruppo e sui vincoli  partecipativi  o contrattuali esistenti tra le imprese e indicare  il  registro  delle imprese o i registri delle imprese in  cui  è  stata  effettuata  la pubblicità ai sensi dell'articolo 2497-bis  del  codice  civile. 

Come si vede tutto si basa sulla presentazione di particolari piani, un piano unitario o piani reciprocamente collegati e interferenti.  Questi rivolti ai creditori di ogni impresa,  devono avere il contenuto necessario dell’art. 56 comma 2 (accordi in esecuzione di piani attestati di risanamento)  e quello eventuale di cui all’art. 285. Devono poi essere idonei a consentire il risanamento dell'esposizione debitoria di ciascuna  impresa  e  ad assicurare il riequilibrio complessivo della  situazione  finanziaria di ognuna.  Un professionista indipendente attesta la veridicità  dei dati aziendali e la fattibilità del piano o i  piani. 

 

Concordato liquidatorio e in continuità.

Come si ricorderà il concordato può essere liquidatorio o in continuità.

La scelta tra i due spetta a chi propone il concordato, tuttavia poiché le imprese del gruppo coinvolte sono più di una, vi può essere una figura particolare di concordato, potremmo definirla liquidatoria in continuità. Per il primo comma dell’art. 285, infatti, il piano  concordatario  o  i  piani  concordatari  di  gruppo possono  prevedere  la  liquidazione   di   alcune   imprese   e   la continuazione dell'attività di altre imprese del gruppo.

Ma non basta, perché in certe situazioni la scelta del solo concordato in continuità diventa obbligatoria e non sarà possibile proporre un concordato che sia in parte in liquidazione e in parte in continuità.

Bisogna guardare, infatti, agli interessi dei creditori; ebbene si applicherà  la sola disciplina del  concordato in continuità quando, confrontando i  flussi  complessivi  derivanti  dalla  continuazione dell'attività con i flussi complessivi derivanti dalla liquidazione, risulta che i creditori delle imprese del gruppo sono soddisfatti  in misura prevalente dal ricavato prodotto dalla  continuità  aziendale diretta o indiretta, ivi compresa la cessione del magazzino.

 

Le tutele previste per creditori e soci delle società del gruppo.

Ci sono due categorie di soggetti che possono essere danneggiate da questi piani, i creditori e i soci delle società appartenenti al gruppo.

Cominciamo dai creditori, ricordando che il piano o i piani dovranno comunque essere da loro approvati.

In primo luogo bisogna vedere se il piano i piani prevedevano o meno una divisione in classi (art. 285 comma 3) .

a) divisione in classi dei creditori: gli effetti pregiudizievoli delle operazioni di concordato appena viste (liquidazione di parte delle società e la continuità di altre oppure prevedere operazioni contrattuali e riorganizzative) possono essere contestati dai creditori dissenzienti  appartenenti  a una classe dissenziente;

b)mancata previsione di divisione in classi: gli effetti pregiudizievoli delle operazioni di concordato appena viste (liquidazione di parte delle società e la continuità di altre oppure prevedere operazioni contrattuali e riorganizzative) possono essere contestate dai creditori dissenzienti che rappresentano almeno il  venti per cento dei crediti ammessi al voto con  riguardo  ad  una  singola società, attraverso l'opposizione all'omologazione del concordato di gruppo.

Se si tratta di accordi di ristrutturazione dei debiti i creditori  non  aderenti  possono  proporre   opposizione all'omologazione degli accordi di ristrutturazione.

Veniamo ai soci delle società coinvolte nel piano o nei piani; anche questi possono subire un danno dal concordato che prevede la liquidazione di parte delle società e la continuità di altre oppure prevedere operazioni contrattuali e riorganizzative, inclusi i trasferimenti di risorse infragruppo, ma il danno che vogliono lamentare non è diretto, ma delle società di cui fanno parte.

Questi soci possono far valere le loro ragioni solo con l’opposizione all’omologazione del concordato di gruppo.  In questi casi il tribunale omologa il concordato se esclude la  sussistenza  di  un pregiudizio in considerazione  dei  vantaggi  compensativi  derivanti alle singole società dal piano di gruppo.  In generale, poi, il tribunale procede all’omologazione del concordato o degli accordi di ristrutturazione, non solo secondo le regole previste in generale ma anche quando ,  ritenga, sulla  base  di  una  valutazione complessiva del piano o dei piani collegati, che i creditori  possano essere soddisfatti in misura non  inferiore  a  quanto  ricaverebbero dalla liquidazione giudiziale della singola società.

 

 


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