Le procedure di regolazione della crisi e dell'insolvenza

Fino adesso abbiamo visto la possibilità da parte del debitore di accedere ad le procedure di composizione assistita della crisi.

Queste procedure, come si è visto, si risolvono in un tentativo da parte del debitore di risolvere i suoi problemi con i creditori, e non vedono un ruolo attivo da parte del tribunale, ma semmai un ruolo decisamente attivo importante svolge l'Ocri.

Non è detto però che queste procedure posizione assistita della crisi vadano a buon fine, anzi può darsi che non vi siano proprio, e allora si possono aprire delle vere proprie procedure concorsuali davanti al giudice per, a seconda delle situazioni, liquidare il patrimonio del debitore, oppure cercare degli accordi con i creditori ma con l'intervento determinate da parte dell'organo giurisdizionale.

Abbiamo quindi le procedure di regolazione della crisi e dell'insolvenza che sono la liquidazione giudiziale il concordato preventivo e gli accordi di ristrutturazione dei debiti che dovranno essere omologati da parte del tribunale.

Queste procedure non riguardano tutti i debitori, ma solo quelli che si trovano in stato di crisi e di insolvenza, escludendo quindi quelli che si trovano in stato di sovraindebitamento.

Questi ultimi soggetti avranno anche loro le procedure che li riguardano, ma sono diverse dalle procedure di regolazione della crisi dell'insolvenza di cui abbiamo andiamo parlare, ma non parleremo in maniera completa di queste procedure di regolazione della crisi dell'insolvenza, perché il codice ne parla in due parti diverse. Dobbiamo ricordarci infatti che la legge delega ha imposto al Governo di regolare in maniera unitaria l'accesso a tutte le procedure di regolazione della crisi e dell'insolvenza.

Per non spezzare quindi l'ordine del codice anche noi ci occuperemo dell'accesso alle procedure di regolazione della crisi e dell'insolvenza, procedure che devono essere, nei limiti del possibile, comuni a tutti e tre i casi che abbiamo visto, anche se, necessariamente, lo stesso codice tratta in maniera parzialmente diversa l'accesso alle dette procedure proprio per la diversità sostanziale che vi è tra le stesse, visto che con la liquidazione giudiziale si vuole appunto liquidare il patrimonio del debitore insolvente, mentre col concordato preventivo e con gli accordi di ristrutturazione dei debiti si vuole ottenere esattamente l'effetto contrario, e cioè non giungere alla liquidazione del patrimonio del debitore, ma trovare un accordo soddisfacente con i creditori.

 

Fatta questa premessa possiamo verificare gli aspetti processuali di queste procedure.

In primo luogo c'è da chiedersi chi è il giudice che ha giurisdizione in merito a queste procedure.

Il giudice è il giudice italiano, se il debitore ha in Italia il centro di interessi principali, di cui abbiamo già parlato, ma che ripetiamo per comodità, e quindi il centro di interessi principali del debitore (Comi) è il luogo in cui il debitore gestisce i suoi interessi in modo abituale e riconoscibile dai terzi. Il trasferimento all'estero del centro degli interessi principali del debitore non esclude la giurisdizione italiana se questo è avvenuto nell'anno precedente al deposito della domanda di regolazione concordata della crisi o dell'insolvenza o di apertura della liquidazione giudiziale, oppure dopo l'inizio della procedura di composizione assistita della crisi se vi è stata precedentemente.

Vi è anche la giurisdizione del giudice italiano quando il centro di interessi principale del debitore è all'estero, ma questi ha una sua dipendenza in Italia.

Stabilito che la giurisdizione è del giudice italiano, vediamo quale dei diversi giudici italiani ha la competenza ad occuparsi di queste procedure.

 

La competenza per materia spetta al tribunale, e ora si tratta però di stabilire a quale tribunale, e a tal fine dobbiamo distinguere il tribunale delle imprese dal tribunale ordinario.

Per l'articolo 27 primo comma la competenza è del tribunale delle imprese per tutti procedimenti di regolazione della crisi o dell'insolvenza e le controversie che ne derivano relativi alle imprese in amministrazione straordinaria gruppi di imprese di rilevante dimensione.

In tutti gli altri casi, invece, la competenza spetta al tribunale ordinario.

Abbiamo quindi individuato la competenza per materia, ora si tratta di verificare la competenza per territorio. Per quanto riguarda la competenza per territorio del tribunale delle imprese, questa è individuata a norma dell'articolo 4 del decreto legislativo 27 giugno 2003 numero 168, avuto riguardo al luogo in cui il debitore ha il centro degli interessi principali.

Per quanto riguarda la competenza per territorio del tribunale ordinario, sarà competente quel tribunale dove si trova il centro degli interessi principali del debitore.

A dire vero l'articolo 27 terzo comma dà anche una serie di presunzioni per agevolare questo compito in merito alla individuazione della competenza per territorio del tribunale ordinario, ed infatti si presume che il centro degli interessi principali del debitore sia coincidente se una persona fisica eserciti un'attività di impresa con la sede legale risultante dal registro delle imprese, o in mancanza la sede effettiva dell'attività abituale;

per la persona fisica non esercente l'attività d'impresa, con la residenza o il domicilio, e se questi non sono sconosciuti con l'ultima dimora, e se nemmeno questa si conosce, con il luogo di nascita. Se è sconosciuto anche il luogo di nascita la competenza per territorio sarà del tribunale di Roma.

Per quanto riguarda la persona giuridica e gli enti anche se non esercenti un'attività d'impresa, si presume che il centro degli interessi principali sia quello risultante dal registro delle imprese, o in mancanza o la sede effettiva o abituale.

Può darsi però che il tribunale adito si dichiari incompetente, e questa decisione sarà presa con ordinanza.  Può darsi che il tribunale dichiarato competente accetti la causa e quindi si andrà avanti davanti a lui, ma può darsi pure che questi si ritenga a sua volta incompetente.

In questa situazione il secondo tribunale dovrà sollevare il regolamento di competenza d'ufficio previsto dall'articolo 45 del codice di procedura civile.

In ogni caso una volta trasferita la causa davanti al tribunale competente, per l'articolo 31 a seguito del trasferimento del procedimento dal tribunale incompetente al tribunale competente, sono fatti salvi gli effetti degli atti compiuti del procedimento davanti al primo tribunale incompetente.

Manuale della crisi d'impresa e dell'insolvenza, versione completa e di sintesi.
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