Gli strumenti di regolazione della crisi

Il titolo  IV del codice si occupa di una serie di procedure che servono a regolare ( e se possibile risolvere) la crisi del debitore. Si tratta numerose procedure e nel prosieguo cercheremo di analizzarle in sintesi soffermandoci su quelle più importanti. Nel capo I del titolo IV si comincia a considerare gli accordi che il debitore cerca di stipulare con i suoi creditori, che possono essere anche soggetti a omologazione. Si parla in proposito di strumenti stragiudiziali che possono anche essere soggetti a omologazione.

1. Strumenti negoziali stragiudiziali non soggetti a omologazione

a) gli accordi in esecuzione di piani attestati di risanamento.

Sono accordi stragiudiziale ex art. 56 , in sostanza l'imprenditore in stato di crisi o di insolvenza può predisporre un piano, rivolto ai creditori, che appaia idoneo a consentire il risanamento dell'esposizione debitoria dell'impresa e ad assicurare il riequilibrio della situazione finanziaria.

Il piano deve avere data certa e riportare alcune indicazioni fondamentali, come  le principali cause della crisi, i creditori e l'ammontare dei crediti dei quali si propone la rinegoziazione e lo stato delle eventuali trattative.

2. Strumenti stragiudiziali negoziali soggetti a omologazione


Questi accordi per avere efficacia dovranno essere omologati dal tribunale secondo le procedure dell’art. 44 relative all’omologazione del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione.

Tra questi accordi, regolati in generale dagli articoli 57 e seguenti, spiccano gli accordi di ristrutturazione ad efficacia estesa, di cui all’art. 61.

La particolarità di questi ultimi è che hanno efficacia anche nei confronti dei creditori che non hanno aderito all’accordo, e ciò in deroga alle regole generali previste dagli articoli 1373 e 1411 c.c.

L’art. 61 detta le condizioni per l’estensione dell’efficacia dell’accordo anche a questi creditori.

In primo luogo l’efficacia non può essere estesa in maniera indiscriminata a tutti i creditori dell’imprenditore, ma solo a quelli che appartengono alla stessa categoria individuata tenuto conto della omogeneità della posizione giuridica e degli interessi economici ( art. 61 comma 1).

Sarà quindi necessario individuare una tale categoria, e, anche se l’art. 61 non lo dice espressamente, tale categoria dovrà essere omogenea anche rispetto ai creditori che hanno  già aderito all’accordo.

Non basta, però, che vi sia tale categoria di creditori non aderenti, è anche necessario rispettare una serie di regole procedurali e sostanziali per estendere anche a loro l’efficacia dell’accordo e specificate nel secondo comma dell’art. 61, tra cui ricordiamo:

a) Obbligo d’informazione e possibilità di partecipazione per  tutti i creditori appartenenti alla categoria; b) Carattere non liquidatorio dell’accordo: l'accordo abbia carattere non liquidatorio, prevedendo la prosecuzione dell'attività d'impresa; c) Percentuale minima dei crediti oggetto dell’accordo: i crediti dei creditori aderenti appartenenti alla categoria rappresentino il settantacinque per cento di tutti i creditori appartenenti alla categoria, fermo restando che un creditore può essere titolare di crediti inseriti in più di una categoria.

È poi garantita l’opposizione, e infatti  i creditori della medesima categoria non aderenti ai quali il debitore chiede di estendere gli effetti dell'accordo possono proporre opposizione ai sensi dell'articolo 48, comma 4, cioè nelle stesse forme previste per l’opposizione agli accordi di ristrutturazione dei debiti. Per i creditori , il termine per proporre opposizione decorre dalla data della comunicazione.

Un altro strumento messo a disposizione del debitore che sia un imprenditore, anche non commerciale è la convezione di moratoria di cui all’art. 62 del codice.

Si tratta di un contratto stipulato tra il debitore e suoi creditori in pendenza della crisi e diretto a disciplinare in via provvisoria gli effetti della crisi.

Il contratto può avere ad oggetto singolarmente o cumulativamente:

a) la dilazione della scadenza dei crediti;

b) la rinuncia agli atti o la sospensione delle azioni esecutive e conservative;

c) ogni altra misura provvisoria volta a disciplinare gli effetti della crisi che però non comporti la rinuncia al credito.

Anche in questo caso la convenzione può essere estesa ai creditori che non vi hanno aderito, tuttavia detti creditori possono opporsi davanti al tribunale alla convenzione.

 

 


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