Deposito del ricorso nella cancelleria del tribunale

Il ricorso deve contenere:

1) l'indicazione del tribunale, del giudice delegato e del fallimento;

2) le generalità dell'impugnante e l'elezione del domicilio nel comune ove ha sede il tribunale che ha dichiarato il fallimento;

3) l'esposizione dei fatti e degli elementi di diritto su cui si basa l'impugnazione e le relative conclusioni;

4) a pena di decadenza, le eccezioni processuali e di merito non rilevabili d'ufficio, nonché l'indicazione specifica dei mezzi di prova di cui il ricorrente intende avvalersi e dei documenti prodotti.

Dobbiamo però sottolineare un differenza tra i procedimenti di opposizione e impugnazione.
L'opposizione allo stato passivo vede come unici legittimati attivi i creditori, mentre per l'impugnazione sono legittimati attivi i creditori che sono stati ammessi al passivo e il curatore; il motivo è intuitivo visto che il curatore, nel caso dell'opposizione,  non ha interesse a far ammettere al passivo un creditore escluso, mentre per l'impugnazione anche il curatore potrebbe avere interesse nel contestare l'ammissione al passivo di un creditore.

Anche per la revocazione sono legittimati attivi i creditori (o il creditore), e il curatore.
Il fallito non è, invece, tra i legittimati attivi.

Abbiamo visto che il ricorso  deve essere depositato entro 30 gg. dalla comunicazione di cui all'art. 97 l.f. cioè entro 30 gg. dalla comunicazione effettuata dal curatore ai creditori dell'esito della loro domanda e del deposito dello stato passivo. Il termine dei 30 gg. è da considerarsi perentorio.

Particolarmente importante è l'ipotesi che abbiamo indicato sopra al n. 4).
Il ricorrente, infatti, deve, a pena di decadenza, indicare nel ricorso le eccezioni processuali e di merito non rilevabili d'ufficio, nonché l'indicazione specifica dei mezzi di prova di cui il ricorrente intende avvalersi e dei documenti prodotti. Non potrà, quindi, sollevare le eccezioni non rilevabili d'ufficio, e indicare mezzi prova all'udienza. Sarà però possibile che tali attività siano svolte d'ufficio dal tribunale, nei casi consentiti; il problema sta, proprio, però, nel sapere quando il tribunale (di solito il giudice delegato dal tribunale, cioè il relatore) può sollevare d'ufficio tali eccezioni e ammissione di mezzi di prova, perché non è chiara la natura di tali procedimenti;

Dall'analisi della lettera della legge, sembra proprio che tali procedimenti abbiano una forte affinità con il rito del lavoro e con gli ordinari giudizi d'impugnazione, mentre non sembrano più appartenere ai giudizi in camera di consiglio, perché il riferimento a tale procedimento è stato eliminato dal correttivo del 2007 dall'art. 99.  Per i mezzi di prova si può ritenere che il ricorrente possa indicare i mezzi già prodotti (nel caso di opposizione), ma non potrà produrne di nuovi, se non indispensabili o per non averli potuto produrre per causa a lui non imputabile (art. 354 comma 3 c.p.c.), mentre per l'impugnazione tale regola non dovrebbe valere poiché le prove da produrre sono necessariamente nuove. 

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