La ditta

 
 

È il nome commerciale dell'imprenditore. A differenza del nome civile, ha come scopo principale la distinzione dell'impresa da quelle concorrenti, ma serve anche per permettere ai terzi, come i creditori, di giungere ad una rapida individuazione dell'impresa.
Vediamo ora i principi che regolano la ditta:

principi che regolano la ditta artt. 2563 e ss.
Principio della Verità: la ditta, comunque sia formata, deve contenere almeno il cognome o la sigla dell'imprenditore
Principio della Novità: quando la ditta è uguale o simile a quella usata da altro imprenditore e può creare confusione per l'oggetto dell'impresa e per il luogo in cui questa è esercitata, deve essere integrata o modificata con indicazioni idonee a differenziarla
Principio della Libertà: poiché è riconosciuto all'imprenditore il potere di aggiungere parole al suo nome, la scelta di queste è libera, con l'ovvia limitazione delle norme imperative, ordine pubblico e buon costume. L'uso delle parole aggiunte serve anche per rispettare il principio della novità

Un'interessante novità è stata introdotta dal codice della proprietà industriale; l'art. 22 di detto codice enuncia il principio della unitarietà dei segni distintivi che si sostanzia nel fatto che questi devono "unitariamente" indicare l'impresa al fine di non creare confusione per il pubblico;
di conseguenza non è possibile usare una ditta un'insegna, una ragione sociale  simili o uguali a un marchio di altro imprenditore quando vi possa essere il rischio di confusione (ma anche di semplice associazione) tra i due segni.
Se poi si usa uno dei predetti segni , senza giusto motivo, in maniera simile o uguale a un marchio rinomato nel territorio nazionale, ne è ugualmente vietato l'uso anche se si riportano a prodotti o servizi non affini al marchio rinomato. In altre parole si è voluto evitare che si possa trarre vantaggio dall'uso di segni che si possano associare al marchio rinomato; è chiaro, però, che quando non c'è tale pericolo ne è consentito l'uso.

Per la ditta si fa anche riferimento a un'altra distinzione, quella tra ditta originaria e ditta derivata.

La ditta originaria costituisce l'ipotesi normale, perché è formata e adottata dall'imprenditore che la usa.
Come ricordato in tabella deve rispettare i tre principi riportati in tabella, e, quando nel rispetto del principio della verità, riporta il nome civile dell'imprenditore, (ad es. ceramiche Carlo Rossi) è detta ditta patronimica.
Abbiamo visto, però, che si può anche usare una sigla dell'imprenditore, e anche in tal modo è rispettato il principio della verità; nel nostro esempio potrebbe essere ceramiche C.R.
Passiamo ora, all'atro tipo di ditta, e cioè la ditta derivata.
Anche questa nasce come ditta originaria, ma poi è trasferita ad un altro imprenditore insieme al trasferimento dell'azienda.
La cosa è possibile perché ciò è espressamente prevista dall'art. 2565 c.c. , ma non è possibile trasferire solo la ditta senza trasferire l'azienda; questo divieto non è espresso in modo evidente nel codice civile, ma si ricava in maniera implicita dallo stesso articolo 2565 lì dove dispone che
:

La ditta non può essere trasferita separatamente dall'azienda

In altre parole è certamente possibile trasferire l'azienda da sola senza la ditta, ma è obbligatorio, nel caso si voglia trasferire la ditta, trasferire anche l'azienda, ma di conseguenza a tale obbligo, non è possibile trasferire la ditta da sola senza trasferire l'azienda.
Nel caso di ditta derivata bisogna osservare che viene meno il principio della verità, perché la ditta derivata non corrisponde, nemmeno nella sigla, al nome civile dell'imprenditore e ciò lo si ricava sempre dal codice civile che, nell'imporre il principio della verità all'art. 2563, fa salvo quanto previsto dall'art. 2565, cioè  fa salvo il caso del trasferimento della ditta.

Il trasferimento della ditta (insieme all'azienda) può avvenire per atto tra vivi o mortis causa; nel primo caso, per atto tra vivi, solo con il consenso dell'alienante è possibile trasferire, insieme all'azienda, anche la ditta, ma se il trasferimento dell'azienda avviene per causa di morte il trasferimento è automatico, salva diversa volontà del de cuius. In genere l'imprenditore che trasferisce la ditta insieme all'azienda lo fa perché anche la ditta può avere un suo valore di avviamento, e quindi potrà ottenere dall'acquirente dell'azienda un prezzo maggiore trasferendo anche la ditta.

All'imprenditore che per primo ha usato la ditta, spetta l'uso esclusivo della stessa e può agire per farne cessare l'uso da parte di altri soggetti.
Si tratta, però, di stabilire in quali situazioni vi sia stato il primo uso della ditta, e secondo l'art. 2564 c.c.
 il momento determinante, è la data di iscrizione della ditta nel registro delle imprese, regola che vale per le imprese commerciali.
D'altro canto c'è anche chi ritiene, analogamente a quanto accade in tema di marchio, che più che la data d'iscrizione della ditta nel registro delle imprese, sia rilevante, per stabilire la priorità dell'uso, quando vi sia stato l'uso effettivo della ditta; di conseguenza l'iscrizione nel registro darebbe luogo solo ad una presunzione di primo uso della ditta, presunzione che può essere vinta dalla prova contraria che può fornire il primo utilizzatore della ditta, in merito al suo precedente uso effettivo.

Rispondi a queste domande

1) Tizio vende materiale edile in via Tal dei Tali 44, e la sua ditta è Tizio Petronius, ma nella stessa strada si apre un altro negozio che vende arredi con la stessa ditta di Tizio; Tizio allora pretende che l'altra ditta sia modificata, ma il titolare si oppone; chi ha ragione?

2) Tizio è proprietario di un bar molto avviato, e anche Caio è proprietario di un bar, che però non va molto bene; allora propone a Tizio di vendergli la ditta. Tizio che si era stancato di quel lavoro, vende l'azienda a Caio e la ditta a Tizio, ma Caio dopo un po' chiama in giudizio entrambi sostenendo che il trasferimento della ditta è nullo; ha ragione?

3) Tizio è proprietario di un bar molto avviato, e anche Caio è proprietario di un bar, che però non va molto bene; allora propone a Tizio di vendergli la ditta. Tizio che si era stancato di quel lavoro, cede la ditta e l'azienda a Caio; Sempronio, concorrente di Caio, cita entrambi in giudizio sostenendo che con questa operazione si è persa la caratteristica della novità della ditta visto che non corrisponde al nome di Caio; ha ragione?

4) Tizio ha un negozio di vestiti e l'insegna del negozio è " vestiti di lusso"; sennonché viene a sapere che un altro imprenditore ha un negozio con la stessa insegna e gli chiede di modificarla; lo può fare?

Torna al sommario imprenditore