L'obbligazione degli interessi

nozione

gli interessi sono i frutti civili delle obbligazioni pecuniarie dovuti da chi utilizza un capitale non suo o da chi ne ritarda il pagamento

 
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 Due sono i gli articoli di riferimento in merito agli interessi; il primo è l’art. 821c.c. sui frutti, che, come sappiamo possono essere naturali o civili. Il terzo comma dell’art. 821 c.c. dispone che: I frutti civili si acquistano giorno per giorno, in ragione della durata del diritto.

Secondo l'articolo 1282 c.c. primo comma

i crediti liquidi ed esigibili di somme di danaro producono interessi di pieno diritto, salvo che la legge o il titolo stabiliscano diversamente

Come si vede gli interessi vengono considerati come frutti civili del danaro, ed è proprio per questo motivo che per prodursi sono necessarie le tre condizioni indicate dall'articolo 1282, e precisamente

  1. credito avente ad oggetto una somma di danaro;

  2. credito liquido, cioè esattamente determinato del suo ammontare;

  3. credito esigibile, non sottoposto, quindi, a termine o a condizione.

Spostando la nostra attenzione sulla struttura degli interessi vediamo che questi, oltre a scaturire da crediti aventi le caratteristiche sopra indicate, rappresentano sempre una percentuale della somma indicata del capitale da versarsi periodicamente, e di natura accessoria al capitale.
Possiamo quindi ritenere che gli interessi hanno natura:

  1. percentuale

  2. periodica

  3. accessoria

  4. pecuniaria

Stabilite le caratteristiche dell'obbligazione degli interessi, distinguiamone i diversi tipi in relazione alle fonti che li producono.

interessi legali

sono previsti dall'articolo 1282 c.c. secondo una percentuale del capitale, detto saggio, indicato dal codice civile.
La determinazione di un tasso d'interesse superiore a quella legale deve risultare per iscritto

interessi convenzionali

sono previsti dalla libera volontà delle parti

interessi usurari

sono gli interessi il cui saggio superi una percentuale, l'ultima di un quarto ex d.l. 70/2011, cui si aggiungono altri quattro ulteriori punti percentuali, stabilita dalla legge rispetto agli interessi medi effettivi praticati dalle banche ed intermediari finanziari( Tasso Effettivo Globale Medio ,TEGM). In pratica per il calcolo di tali interessi bisognerà aggiungere al TEGM un quarto più altri ulteriori quattro punti. In ogni caso, però, la differenza tra il limite e il tasso medio non può essere superiore a otto punti percentuali. La clausola che appone interessi usurari è nulla, e non saranno dovuti nemmeno gli interessi legali (art. 1815 c.c.)

interessi moratori

sono dovuti in conseguenza al ritardo nell'adempimento. Hanno natura risarcitoria

interessi corrispettivi

sono dovuti a compenso del godimento del danaro altrui

Tra le distinzioni che abbiamo fatto nell’elenco, spicca per importanza quella tra interessi compensativi o corrispettivi, e interessi moratori.
I primi (compensativi o corrispettivi) sono quelli che il debitore deve per una somma di denaro per la cui restituzione non è stato fissato un termine.

Se le parti non hanno determinato il saggio degli interessi, questo sarà pari a quello legale, che è determinato dall’art. 1284 c.c. comma 1.
Lo stesso art. 1284 è stato modificato dal d.l. n. 132\2014 che ha aggiunto due nuovi commi introducendo una nuova regola circa il saggio degli interessi legali nel caso in cui questi siano chiesti attraverso una domanda giudiziale (o una domanda rivolta agli arbitri) cioè citando il debitore in giudizio per ottenere il pagamento degli interessi.
Se le parti avevano già stabilito il saggio degli interessi, il debitore dovrà corrispondere tale saggio al creditore, ma se il saggio d’interesse non è stato determinato, non sarà più quello legale del primo comma dell’art. 1284, ma quello (ben più oneroso) previsto dalla legislazione speciale relativa ai ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali (d.l. n. 231\2002 art. 5 comma 2).
Come sappiamo quando non è fissato un termine per il pagamento il creditore può chiedere in qualsiasi momento l’adempimento, e anche gli interessi che si sono maturati fino al momento della richiesta.

Può darsi, però, che il termine per il pagamento vi sia, e sia anche scaduto. In tal caso, dalla scadenza del termine per l’adempimento, il creditore ha diritto agli interessi, che sono sempre compensativi, ma se il creditore ha invece provveduto alla costituzione in mora, o questa è automatica in quanto mora ex re, al creditore saranno sempre dovuti gli interessi, ma si tratterà di interessi dovuti per il ritardo, e quindi interessi moratori.

Abbiamo visto che gli interessi costituiscono obbligazione accessoria  rispetto a quella che ha per oggetto il capitale rappresentato, ovviamente, da una somma di denaro.
Di conseguenza il capitale, se ricorrono le condizioni sopra indicate, produce interessi, ma gli interessi non producono a loro volta interessi, non possono cioè entrare a far parte del capitale e fornire una nuova base di calcolo per nuovi interessi.

A volte però accade che gli interessi producano, a loro volta, nuovi interessi e questo fenomeno è detto " anatocismo " che possiamo quindi ritenere come l'ipotesi in cui

gli interessi entrano far parte del capitale affinché producono a loro volta nuovi interessi insieme al capitale originario

Il fenomeno dell'anatocismo non si produce normalmente, ma solo in presenza delle condizioni indicate dall'articolo 1283 c.c. secondo cui gli interessi scaduti possono produrre a loro volta interessi:

  1. quando il pagamento dell'interesse sia stato richiesto con apposita domanda giudiziale;

  2. quando vi sia stata apposita convenzione tra le parti.

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