2  Domande  sugli atti illeciti

Nelle risposte, in grassetto la risposta esatta;


 

11) Sempronio è incapace di intendere e di volere, e per questo motivo è stato affidato ad una struttura che ne abbia la cura e la custodia. Un brutto giorno però Sempronio sfugge alla sorveglianza degli infermieri, e sceso per strada, e afferrato un bastone, incomincia spaccare i vetri delle auto in sosta. Bloccato dalla polizia viene accompagnato prima in commissariato, e poi riaccompagnato alla casa di cura che lo aveva in custodia. I proprietari delle autovetture danneggiate chiedono però i danni subiti a Sempronio, ma l'avvocato di Sempronio si difende dicendo che lo stesso non era capace di intendere e di volere, e sostenendo che nessun danno può essere mai chiesto a nessuno una persona in questi casi. Ha ragione l'avvocato di Sempronio?

 

a) certamente sì, il presupposto per aversi responsabilità ex articolo 2043, è la capacità di intendere o di volere, e qui tale capacità manca totalmente in Sempronio; di conseguenza gli automobilisti dovranno rassegnarsi per i danni che hanno subito, del resto quello che è capitato può essere ascrivibile al caso, come se per esempio una forte grandinata avesse spaccato i vetri delle autovetture;

b) l'avvocato di Sempronio si sbaglia, perché la legge tutela comunque i danneggiati in casi particolari, e questo è uno di quei casi. È vero che Sempronio non è capace di intendere e di volere,  e questo gli eviterà ogni conseguenza penale, ma dovrà rispondere delle conseguenze civili. Ovviamente Sempronio potrà rispondere attraverso il suo legale rappresentante, e sempre che abbia un patrimonio sufficiente per coprire i danni subiti dagli automobilisti;

c) l'avvocato di Sempronio si sbaglia, perché certamente Sempronio non potrà essere ritenuto responsabile per i danni subiti dagli automobilisti, perché incapace, ma non dimentichiamo che questo Sempronio era affidato a un istituto che ne curava la salute e al tempo stesso sorvegliava l'incapace. Di conseguenza responsabili dei danni subiti possono essere i dipendenti o lo stesso istituto che aveva in cura e in custodia Sempronio;

 

 

 

Risposta 11

 

 

 

12) Tizio e Valeria sono marito e moglie, e hanno un ragazzo molto vivace, che combina continuamente una serie di marachelle. Questo ragazzo però, minore di 18 anni, è comunque molto intelligente, è anche capace di intendere e di volere. Un giorno il figlio di Tizio e Valeria, che si chiama Caio, prende senza permesso il motorino di un suo amico, e comincia a correre su un marciapiede, a un certo punto per scansare i passanti, perde il controllo del mezzo, che si schianta in un negozio di porcellane, distruggendo buona parte del materiale esposto, mentre Caio non riporta alcun danno. Il proprietario del negozio cita in giudizio Tizio e Valeria per i danni che ha cagionato il loro caro figlio Caio, ma i coniugi si difendono dicendo che Caio è un bravo ragazzo, e a prova di ciò portano in giudizio la pagella di Caio, dove risulta che lui ha ottimi voti in tutte le materie. Basterà questo per non far rispondere dei danni Tizio e Valeria?

 

a) certamente sì, è vero infatti che i genitori non possono stare costantemente attaccati ai vestiti dei figli, e non possono sorvegliarli 24 ore su 24, specie se questi sono capaci d'intendere e di volere, e quindi capaci di badare a se stessi; di conseguenza i genitori in questo caso non sono responsabili, lo sarebbero stati invece, se il loro figlio fosse stato incapace di intendere e di volere;

b) Tizio e Valeria non sono responsabili per i danni che ha cagionato il loro irrequieto figlio, perché hanno dimostrato di aver fatto tutto quello che dovevano impartendogli una adeguata educazione; la prova è data dal fatto che Caio ha riportato ottimi voti a scuola, e questo è sufficiente a dimostrare che il ragazzo è stato adeguatamente sorvegliato e soprattutto educato;

c) Tizio e Valeria risponderanno dei danni subiti dal proprietario del negozio di porcellane, perché non hanno impartito un’adeguata educazione al loro figlio; e troppo poco infatti sostenere che un ragazzo è stato adeguatamente educato, semplicemente per il fatto che va bene a scuola, ragionando in tal modo, infatti, bisognerebbe ritenere che tutti quelli che non vanno bene a scuola non sono stati adeguatamente educati, e quindi una cosa è l'educazione, e un'altra può essere l'istruzione, che, tra le altre cose, è impartita dai professori a scuola, e non dei genitori a casa. Di conseguenza Tizio e Valeria non avendo dimostrato di aver impartito adeguata educazione al loro figlio, dovranno pagare i danni al proprietario del negozio di porcellane, e come accade in questi casi, i cocci saranno i loro;

 

 

 

Risposta 12

 

 

 

13) Tizio è un salumiere, e porta la spesa della sua salumeria direttamente nelle case dei clienti; un giorno lo chiama la cliente Veronica, che gli ordina la spesa. Preparata la spesa, Tizio la affida al suo collaboratore Caio, che si reca a casa di Veronica per consegnare i generi alimentari ordinati. Entrato nell'appartamento di Veronica, e mentre Veronica era andata a prendere i soldi per pagare la spesa, Caio vede che su un tavolo c'è un portafogli, portafogli del marito di Veronica, e prima che Veronica tornasse, se lo infila in tasca. Il marito di Veronica Sempronio, da un'altra stanza vede che Tizio ha sottratto il portafogli, e cerca di bloccarlo, ma Tizio scappa via, portando con sé i € 400 che erano nel portafogli. Tizio poi non si presenta al lavoro, e viene denunciato dal marito di Veronica Sempronio. Dei soldi però non c'è più alcuna traccia. Allora il marito di Veronica, Sempronio cita in giudizio Tizio, perché vuole il risarcimento del danno subito ad opera del suo collaboratore Caio; riuscirà Sempronio ad ottenere il risarcimento del danno da Tizio?

 

a) purtroppo Sempronio non riuscirà a ottenere il risarcimento del danno da Tizio, perché la responsabilità  è tutta sulle spalle del collaboratore Caio, e solo a lui dovrà chiedere il risarcimento del danno subito;

b) Sempronio non riuscirà a ottenere il risarcimento del danno dal salumiere Tizio, perché Tizio riesce a dimostrare il giudizio che il suo collaboratore Caio gli era stato raccomandato come persona onesta e per bene, e che quindi lui ha usato tutte le accortezze per evitare che fatti del genere potessero accadere, anche se poi in realtà sono realmente accaduti. L'unico responsabile dei danni civili è il collaboratore Caio;

c) Sempronio vincerà la causa, perché Tizio deve rispondere del fatto illecito dei suoi dipendenti, e questo perché il dipendente di Tizio, Caio, non avrebbe potuto compiere il furto se non nella veste di collaboratore dello stesso Tizio. Il fatto che Tizio voglia liberarsi dalla responsabilità sostenendo che Caio gli era stato presentato come un bravo ragazzo, non lo solleva dalla responsabilità civile, perché qui ci troviamo in ipotesi di responsabilità oggettiva, e Tizio per andare esente da responsabilità, dovrebbe dimostrare che non c'è nessun collegamento tra il furto del portafogli eseguito da Caio, e le mansioni che erano state affidate proprio da lui allo stesso Caio;

 

 

 

Risposta 13

 

 

 

14) Tizio è proprietario di un negozio dove si vendono dei materiali all'ingrosso, un giorno accade che vicino al suo negozio si svolgono dei lavori di pavimentazione stradale, ma un operaio in maniera maldestra, buca con il martello pneumatico una condotta del gas, e ne segue poco dopo una esplosione, di tale potenza che rompe i vetri delle finestre dei palazzi più vicini. Accade anche che una pila di materiale nel magazzino di Tizio, per la forte vibrazione del pavimento e lo spostamento d’aria, rovina al suolo, ferendo due clienti che si trovavano in quel momento nel magazzino. I clienti successivamente citano in giudizio Tizio, ritenendolo responsabile delle ferite che loro hanno riportato, e di conseguenza il risarcimento del danno di € 20.000; Tizio dovrà pagare questa somma?

 

a) Tizio sarà costretto a pagare i € 20.000 ai due clienti feriti, perché è vero che c'è stata l'esplosione, ma è anche vero che quella merce per cadere doveva essere sistemata in maniera precaria, e quindi sarebbe potuta cadere per un qualsiasi fatto che avesse provocato una qualsiasi vibrazione. Di conseguenza essendo il fatto prevedibile, e non avendo Tizio preso tutte le precauzioni affinché le cose in custodia non arrecassero danni, è responsabile dei danni che hanno subito i due clienti;

b) Tizio può essere anche responsabile dei danni subiti dei due clienti, ma questi non possono semplicemente affermare che hanno subito un danno dalle cose di Tizio, ma devono anche dimostrare il dolo o la colpa di Tizio, oltre gli altri elementi dell'articolo 2043; se ci riusciranno potranno vincere la causa contro Tizio;

c) Tizio non dovrà pagare automaticamente i € 20.000 ai due clienti, ma se i clienti riescono a dimostrare di aver subito il danno in seguito alla caduta del materiale, lui dovrà riuscire a dimostrare che quello che è accaduto deriva dal caso fortuito e visti come sono andati i fatti, tale prova potrebbe essere possibile per Tizio;

 

 

 

Risposta 14

 

 

 

15) il condominio posto in via de Cesare 44, ha circondato la zona del parcheggio da un muro, che dovrebbe impedire, nelle intenzioni dei condomini, l'ingresso di persone non autorizzate. Accade però che dopo un anno dalla costituzione, alcune pietre si staccano dalla sommità del muro, investendo e danneggiando alcune autovetture in sosta. I proprietari delle auto citano allora in giudizio il condominio, in persona dell'amministratore Sempronio, per ottenere il risarcimento dei danni subiti, ma Sempronio si oppone al pagamento di questi danni. Come andrà a finire?

 

a) molto dipende dalla strategia difensiva dell'amministratore Sempronio, in altre parole Sempronio se non vuole che il condominio paghi i danni alle autovetture in sosta, dovrà dimostrare che è stata eseguita una regolare manutenzione del muro, e che, di conseguenza, la caduta di quelle pietre è dovuta a un fatto totalmente accidentale; d'altro canto l'amministratore Sempronio dovrà anche provare il muro era stato costruito a regola d'arte. Se riuscirà a dare queste prove potrà eventualmente rendere esente da responsabilità il condominio;

b) molto dipende dalla strategia difensiva dell'amministratore Sempronio, ma anche dalla strategia degli avvocati degli automobilisti. Questi ultimi infatti, dovranno loro provare che la caduta delle pietre sulle loro autovetture deriva da responsabilità del condominio, e cioè dovranno provare che il condominio non ha tenuto una regolare manutenzione del muro, e che questo, eventualmente, non era stato costruito in maniera adeguata. Se riuscirà a dare questa prova, allora Sempronio, per evitare di pagare, dovrà provare che comunque il fatto accaduto è imputabile solamente al caso fortuito;

c) molto dipende dalle strategie difensive delle parti; gli automobilisti, infatti, potrebbero sostenere che poiché il muro era di proprietà condominiale, sarà del condominio la responsabilità, salvo poi la prova del caso fortuito da parte dello stesso condominio; d'altro canto, però, l'amministratore Sempronio potrebbe sostenere che tale prova da sola non basta, perché in questo caso non è applicabile l'articolo 2053 del codice civile che addossa al condominio la prova liberatoria, ma le regole generali dell'articolo 2043, visto che l'articolo 2053 parla di rovina di edificio o di altra costruzione; ora in questo caso il primo luogo non è rovinato un edificio, ma un muro, e se anche si volesse ritenere che nel concetto di edificio vi rientri anche il muro, si deve notare che il muro non è crollato, non è "rovinato" sono solamente cadute alcune pietre dalla sommità del muro stesso;

 

 

 

Risposta 15

 

 

 

16) Tizio è alla guida della sua autovettura, e a un certo punto si scontra con l'autovettura di Sempronio; Tizio ritiene di avere ragione, e cita in giudizio Sempronio sostenendo che lo stesso Sempronio deve risarcire i danni che ha subito la sua autovettura; a sostegno della sua tesi cita l'articolo 2054, sostenendo che quell'articolo gli è favorevole, perché semmai sarebbe Sempronio a dover dimostrare di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno, come dispone appunto l'articolo 2054; sta quindi, secondo Tizio, a Sempronio l’onere di dover dare la prova liberatoria, prova liberatoria, che ammette, lo stesso Tizio, dovrebbe consistere nella dimostrazione da parte dello stesso Sempronio di aver tenuto la diligenza necessaria della guida della sua autovettura; inizia quindi giudizio, e Sempronio sostanzialmente non dà la prova richiesta da Tizio, limitandosi ad affermare responsabilità del sinistro deve essere addossata completamente a Tizio. Il giudice di pace chiude la causa, dando sostanzialmente il concorso di colpa ad entrambi i conducenti dei veicoli, liquidando così i danni del 50% ad ognuno di loro. Tizio però non è contento di questa sentenza, e la impugna in appello. Vincerà l'appello Tizio?

 

a) sicuramente sì, il giudice di pace, infatti, si è sbagliato, perché non ha applicato l'articolo 2054, visto che doveva essere Sempronio a dover provare di aver tenuto la diligenza necessaria per evitare il danno; di conseguenza giudice d'appello ribalterà la sentenza del giudice di pace dando ragione a Tizio;

b) Tizio perderà l'appello, perché in caso di scontro tra veicoli, la responsabilità è divisa al 50%, salvo che uno degli automobilisti non riesca a provare la singola ed esclusiva responsabilità dell'altro automobilista, cosa che effettivamente non è avvenuta;

c) Tizio perderà la causa d'appello, ma non solo dovrà pagare il 50% all'altro automobilista, ma dovrà pagare l'intero danno all'altro automobilista; infatti Tizio non ha provato in nessun modo la responsabilità dell'altro automobilista, e quindi per la regola di giudizio fondata sull'onere della prova, sarà lui a perdere la causa; l'unica cosa certa che è venuta fuori dal processo davanti al giudice di pace è che lo scontro è effettivamente avvenuto. Tizio quindi si vedrà riformare in peius la sentenza del giudice di pace;

 

 

 

Risposta 16

 

 

 

17) Tizio è proprietario di un cane di media taglia, e decide di portarlo a radere, perché si avvicina l'estate, e teme che nel pelo del cane, con il caldo imminente, possano annidarsi dei parassiti. Portando il cane dal tosatore, se ne va, lasciando così il cane affidato allo stesso tosatore; accade però che mentre il cane è in attesa di essere tosato aggredisce una persona che si trovava nel locale con un morso. Questa persona è portata in ospedale, dove gli vengono riscontrate varie lesioni alle braccia; allora il danneggiato cita in giudizio il tosatore, cedendogli i danni, ma questi si difende dicendo che il cane non era suo, ma di Tizio, ed è quindi a questo che bisogna chiedere i danni; ha ragione il tosatore?

 

a) no, ha torto, infatti per il periodo in cui Tizio gli ha lasciato il cane, gli aveva affidato anche la custodia dell'animale, e poiché in quel momento lo stesso Tizio non aveva un potere di controllo sul cane, sarà il tosatore a dover risarcire i danni al malcapitato;

b) sì, il tosatore ha ragione, e ciò per due motivi: il primo motivo sta nel fatto che lui non è proprietario del cane; il secondo motivo sta nel fatto che lui non si serviva del cane, come dispone l'articolo 2052 del codice civile, ma lo aveva solamente in custodia temporanea da parte del proprietario. Di conseguenza la richiesta di risarcimento non va avanzata a lui, ma al proprietario del cane. Tizio;

c) il tosatore potrebbe avere ragione, ma tutto dipende da come ha impostato la causa il danneggiato; se il danneggiato, infatti, riesce a dimostrare la colpa del tosatore nella custodia del cane, allora potrebbe essere lui a vincere la causa, salvo che lo stesso tosatore, dopo la prova della sua colpa, non riesca a sua volta a provare il caso fortuito, come dice l'articolo 2052;

 

 

 

Risposta 17

 

 

 

18) Tizio è proprietario di un deposito di sostanze altamente infiammabili; in questo deposito si svolgevano delle lavorazioni su queste sostanze; in effetti bisognava travasare queste sostanze e in parte lavorarle;  un brutto giorno, durante una lavorazione di dette sostanze, si sviluppa un incendio all'interno di questo deposito; sul posto giungono velocemente i pompieri, che dopo tre ore di interventi, riescono a spegnere l'incendio, ma il fumo invade i palazzi vicini, provocando delle intossicazioni agli abitanti. Questi dopo essere stati ricoverati in ospedale, citano in giudizio Tizio, chiedendo i danni che hanno subito a causa dell'incendio sostenendo che Tizio non ha preso tutte le misure idonee per evitare l'incendio stesso; Tizio risponde dicendo che lui invece ha usato la diligenza necessaria per evitare fatti del genere, ma i danneggiati a loro volta ribattono che se questa diligenza fosse stata adoperata, l'incendio non si sarebbe sviluppato, e quindi Tizio è responsabile per responsabilità oggettiva; chi ha ragione?

 

a) hanno ragione sicuramente i danneggiati, perché l'articolo 2050 è molto chiaro in proposito. Tizio, infatti, svolgeva un'attività pericolosa per sua natura, e l'attività pericolosa stava nella lavorazione di queste sostanze altamente infiammabili; in effetti se si è verificato l'incendio è anche chiaro che qualche misura che doveva essere idonea non è stata poi in concreto presa; Tizio potrebbe esonerarsi da responsabilità, ma solo se riesce a provare che le intossicazioni che hanno subito i danneggiati in realtà non sono state provocate dal fumo del suo incendio, cosa evidentemente improponibile vista la situazione concreta;

b) i danneggiati non possono semplicemente affermare che poiché sono stati intossicati gli spetta risarcimento del danno; dovranno provare anche la colpa di Tizio ex articolo 2043, mentre sarà molto più facile per loro provare il nesso fra le intossicazioni subita e il fumo e hanno inalato; solo nel momento in cui saranno riusciti a provare la responsabilità di Tizio nella lavorazione di materiali altamente infiammabili, potranno vincere la causa, salvo che Tizio non riesca a provare il caso fortuito;

c) la posizione dei danneggiati è troppo rigida; non basta semplicemente affermare che poiché è avvenuto l'incendio Tizio è automaticamente responsabile, e l'unica cosa che potrebbe fare è fornire la prova che in realtà l'intossicazione non è derivata dal fumo sprigionato dall'incendio, prova che per come si sono svolti i fatti è praticamente impossibile, visto che è evidente che l’intossicazione degli abitanti dei palazzi è stato dovuta al fumo sprigionato dall'incendio del deposito-stabilimento di Tizio; d'altro canto sarebbe impossibile per Tizio provare di aver adottato tutte le misure idonee per evitare il danno, perché se l'incendio c’è stato è anche evidente che una qualche misura non dovrebbe essere stata presa; e allora Tizio per andare esente da responsabilità dovrà provare che in realtà lui ha seguito tutte le regole previste dalla legge e dalla comune esperienza, per evitare che si verificassero simili eventi, e che, di conseguenza, se questi sono verificati non sono ascrivibili a Tizio per colpa;

 

 

 

Risposta 18

 

 

 

19) Tizio subisce un danno da Caio; in altre parole Caio per un errore, lo chiude dentro al suo magazzino, perché non si era reso conto che Tizio era rimasto dentro per verificare la bontà di alcuni articoli che erano custoditi nel magazzino. Capita anche che questo fatto avviene di venerdì sera, e Tizio si rende conto di essere rimasto chiuso dentro al magazzino, senza la possibilità di uscire, e per quanto urlasse e facesse rumore, nessuno lo sentiva. Per questo motivo Tizio rimane chiuso due giorni dentro il magazzino molto freddo, perché il fatto è accaduto in pieno inverno, e ovviamente nel magazzino non erano tenuti accesi i riscaldamenti nel fine settimana; il lunedì finalmente il magazzino riapre, e i dipendenti del magazzino trovano con loro grande sconcerto Tizio accovacciato in un angolo, in evidente ipotermia e tutto tremante; chiamata immediatamente l'ambulanza, Tizio è portato in ospedale, dove gli fanno le cure del caso; dopo circa un mese Tizio finalmente è dimesso dall'ospedale, ma comunque gli residuano delle conseguenze di natura fisica e psicologica; l'avvocato di Tizio cita in giudizio Caio, e chiede i danni che il suo cliente ha subito, sia danni di natura patrimoniale, perché Tizio il fine settimana doveva svolgere un'importante consegna che non ha potuto svolgere perché era chiuso nel magazzino, sia i  danni di natura morale, ex articolo 2059 del codice civile; Caio però si oppone, sostenendo che effettivamente ha agito in colpa, perché non si è reso conto e non ha controllato, prima di chiudere, se vi fosse ancora qualcuno nel magazzino, ma si dice disposto a pagare solamente i danni patrimoniali, non i danni non patrimoniali, perché, a differenza di quanto sostiene Tizio, lui non ha effettuato alcun sequestro di persona nei confronti di Tizio, ed infatti non sapeva proprio che ci fosse ancora qualcuno nel magazzino; chi ha ragione?

 

a) ha ragione Caio, è vero infatti che i danni non patrimoniali ex articolo 2059 possono essere pagati solo quando c'è un reato, come dice l'articolo 185 del codice penale; in questo caso il reato non c'è, perché è evidente che Caio non ha effettuato alcun sequestro di persona nei confronti di Tizio, visto che il sequestro di persona è un reato di natura dolosa, mentre qui semmai ci può essere la colpa di Caio, e questo comunque permette a Tizio di ottenere il risarcimento del danno patrimoniale ex articolo 2043, ma non di quello non patrimoniale ex art. 2059;

b) ha ragione Tizio, infatti in questo caso la responsabilità dei fatti è talmente evidente, che lo stesso Tizio deve avere risarcimento sia dei danni patrimoniali, sia dei danni non patrimoniali. Qui non si fa questione dell'articolo 2059, ma si fa questione di una vera e propria responsabilità oggettiva; d'altro canto la stessa ammissione di colpa proveniente da Caio, rende ancora più evidente il diritto al totale risarcimento per il povero Tizio;

c) Caio ha torto due volte; in primo luogo non è vero che il comportamento di Caio non abbia cagionato fatti consistenti in reati; è vero infatti che Tizio ha subito delle lesioni colpose ad opera di Caio; ma se anche si volesse sostenere che non esiste il reato di lesioni colpose, e che quindi che di comportamento di Caio è illecito ma non è reato, spetterebbero a Tizio anche danni morali, perché i danni morali non spettano solamente quando è stato commesso un reato oppure quando è stata violata una specifica disposizione di legge ma anche quando è stato violato un diritto costituzionalmente garantito, e qui sono stati violati due diritti costituzionalmente garantiti, la libertà personale e il diritto alla salute;

 

 

Risposta 19